Il film Companion racconta la storia di Josh e Iris, che si sono incontrati per caso, in un supermercato, e si sono amati da subito, come fossero stati scelti dal destino. Un amore che li ha completati, rendendoli una coppia affiatata e follemente innamorata.
Un giorno i due decidono di raggiungere gli amici di lui, in una megalomane villa sul lago, di proprietà di un ricco e sospetto personaggio dall’accento russo, Sergey. Con lui l’amante, un’affiatata coppia gay e la bellezza di una natura incontaminata, in un luogo isolato dal mondo. Lo scenario perfetto per una storia di paura.
Un amore a prima vista, scattato tra le corsie di un supermercato. Un amore perfetto, costruito sulla cura dell’altro, sull’ascolto dei bisogni reciproci, sul confronto, sulla comprensione. Un amore quasi zuccheroso, accompagnato da pensieri dolci e quotidiane attenzioni, che lasciano intuire un qualche trasporto in più da parte di lei. “Ok, non ci vengo volentieri, ma sono i tuoi amici…” cede la docile Iris, con gli occhi gonfi di futuro, di fronte alla pacata richiesta del fidanzatissimo Josh.
Companion ci porta alle premesse di una lovestory romantica dipinta di rosa che, in poco tempo, si trasforma in un thriller, poi in un horror e infine in un mirabile episodio alla “Black Mirror”. Niente è come sembra e, nel giro di una notte, la piacevole reunion nella baita fuori dal mondo si libera di romanticismo e buoni sentimenti per divenire un molto poco tranquillo weekend di paura.
A deviare la storia è un inquietante e stimolante sottotesto futuristico che non è bene svelare, perché è l’anima stessa del film. Anche se gli indizi che ci conducono verso la storia misteriosa (con copioso spargimento di sangue) sono già tutti nel trailer rivelatorio, il cui incipit recita: “Nella mia vita ho vissuto due momenti di pura felicità: il primo quando ho conosciuto Josh. E il secondo quando l’ho ucciso”. Seguono immagini di Iris imbevuta di rosso a forma di bavaglino. Ma, onestamente, con una visione distratta del trailer (e senza farsi troppe domande), si può andare al cinema con quella giusta dose di curiosità e confusione che vi permetterà di godervi un’intensa serata nel buio della sala.
Nulla di trascendentale, intendiamoci. Ma certamente Companion può garantirvi un piacevole intrattenimento, con sporcature teenage e spunti di discussione sul mondo che cambia, sulle relazioni tra persone, sull’implacabile avidità umana, sulla ricerca del piacere a tutti i costi, sulla solitudine, la fragilità e sull’ingombrante e intelligentissima intelligenza artificiale che invade le nostre vite.
Brava Sophie Thatcher (fragile bambola da “aggiustare”) e Jack Quaid (figlio di Meg Ryan e Dennis Quaid), entrambi abili a mostrare i colori di un’interpretazione non banale, che travalica i confini tra il black e la comedy con grande naturalezza. Il resto è stereotipo.
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