L’occupazione in Italia continua a crescere. I dati Istat per febbraio 2025 mostrano che gli occupati salgono a 24 milioni 332mila unità, con un incremento di 47mila lavoratori rispetto a gennaio (+0,2%) e 567mila in più rispetto a febbraio 2024 (+2,4%).
Il tasso di occupazione sale al 63,0%, un dato fra i più alti di sempre, mentre la disoccupazione scende al 5,9% (-0,3 punti rispetto a gennaio), con un calo particolarmente significativo per i giovani, dove il tasso passa al 16,9% (-1,4 punti). Da segnalare anche la crescita dei lavoratori autonomi (+34mila, +0,7% in un mese), che sembra segnalare una nuova fase di trasformazione del mercato del lavoro.
Nonostante l’invecchiamento demografico del Paese, l’occupazione diminuisce nella fascia d’età 25-34 anni, con un calo degli occupati dell’1% in un solo mese. Si osserva anche un aumento degli inattivi (+0,3%, pari a +33mila unità), in particolare proprio tra gli uomini e proprio nella fascia 25-34 anni, segnale che molti giovani adulti rinunciano a cercare lavoro.
Il confronto su base annua conferma l’evoluzione strutturale del mercato del lavoro italiano: prosegue l’avanzata degli over 50 (+542mila occupati, +5,7%) e dei lavoratori a tempo indeterminato (+538mila, +3,4%), mentre i contratti a termine diminuiscono (-112mila, -4,0%).
La stabilizzazione contrattuale è anche effetto del progressivo invecchiamento della forza lavoro. Il mercato tende a stabilizzare i lavoratori per trattenere le competenze in un contesto demografico in restrizione, mentre i problemi strutturali di inserimento dei giovani adulti restano irrisolti.
Come ha ricordato Eurofound in un recente studio comparativo sui lavoratori senior in Europa, l’Italia ha registrato uno degli aumenti più significativi nella quota di lavoratori anziani (55-64 anni): dal 12,2% nel 2010 al 22,4% nel 2023. È il secondo Paese Ue per percentuale di lavoratori anziani (22,4%), dopo la Germania (23,7%). Questa crescita della quota di lavoratori anziani è dovuta anche al calo della quota dei giovani e alla loro emigrazione.
Se i lavoratori anziani crescono, le difficoltà per questo segmento del mercato restano elevate: gli anziani senza lavoro affrontano un rischio maggiore di disoccupazione a lungo termine (oltre il 60%), uno dei più alti in Europa. Restano poi grandi difficoltà a conciliare età e lavoro: il part-time è meno diffuso tra i lavoratori anziani rispetto alla media europea.
Il 4% dei lavoratori di età compresa tra 50 e 69 anni che soddisfano le condizioni di pensionamento rimane al lavoro. Le motivazioni variano in base al livello di istruzione: i laureati (soprattutto uomini) continuano a lavorare per ragioni non economiche, mentre i lavoratori con istruzione primaria lo fanno principalmente per necessità.
Con i lavoratori senior e una maggiore offerta femminile il mercato italiano resta in espansione con una crescita dell’occupazione che si conferma solida nel confronto trimestrale (+199mila occupati, +0,8%). Le preoccupazioni per un possibile rallentamento sembrano passate.
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