La settimana sui mercati finanziari è stata particolare. Cominciata con un “lunedì nero”, venerdì le borse europee hanno chiuso in rialzo, in particolare Milano e Madrid. E gli spread di Btp e Bonos rispetto ai Bund, dopo una fase altalenante, si sono stabilizzati. L’Italia, alle prese con lo scandalo Mps e con una campagna elettorale condita da tante promesse, e la Spagna, scossa da un vero e proprio scandalo (si parla di fondi neri, riciclaggio e altri illeciti finanziari) che coinvolge il Partito popolare del Premier Mariano Rajoy, erano state indicate in ogni caso come le fonti dell’incertezza che aveva portato a fondo i mercati nel primo giorno della settimana. Se delle vicende italiane sappiamo già abbastanza, per capire meglio quelle spagnole abbiamo contattato Mikel Buesa Blanco, Professore di Economia applicata all’Università Complutense di Madrid, che subito ci spiega: «Quello che sta accadendo in Spagna è la manifestazione di una grave crisi istituzionale che ha due diversi aspetti. Il primo riguarda la corruzione. Negli ultimi mesi sono infatti venuti a galla diversi casi che riguardano le più alte istituzioni dello Stato».
Quali istituzioni?
La Corona (con Iñaki Urdangarin, marito della principessa Cristina, accusato di aver sottratto denaro dai fondi di un’organizzazione senza fini di lucro e per questo escluso da dicembre dalle cerimonie pubbliche della famiglia reale), il Governo (il socialista José Blanco López è stato imputato di aver intascato 400.000 euro da un’azienda farmaceutica quando era ministro dello Sviluppo) e le Comunità autonome (coi conti in rosso di Valenza, Andalusia e Catalogna). Come se non bastasse, nelle ultime settimane sono stati tirati in ballo anche i principali partiti: oltre al Pp, anche il Psoe (la Fondazione Ideas legata al partito di Rubalcaba ha pagato 50.000 euro a tal Amy Martin, che è risultata non esistere ed essere un’invenzione del direttore della Fondazione, Carlos Mulas), Convergenza democratica di Catalogna e Unione democratica di Catalogna.
Qual è invece il secondo versante della crisi istituzionale spagnola?
Il secondo versante è più di sistema è ha a che fare con una configurazione della autonomie dello Stato che si rivela incompatibile con il superamento della crisi. Entrambi questi fronti sono politicamente collegati, perché il decentramento ha fatto crescere le condizioni che favoriscono la corruzione.
Dopo la crisi delle casse di risparmio, gestite da uomini scelti dai partiti a livello locale, questo scandalo non rafforza certo l’immagine della politica…
In effetti, la conseguenza di tutta questa situazione è uno screditamento della politica e dei politici. Gli ultimi sondaggi dicono che quasi la metà degli spagnoli non vuole più votare. Inoltre, il parere sui singoli leader politici è generalmente negativo. In questo momento la maggioranza dei cittadini non si fida di alcun politico, né di destra, né di sinistra.
La colpa della brutta giornata sui mercati di lunedì è stata attribuita anche alla situazione della Spagna. Cosa ne pensa?
Credo che l’andamento negativo dei mercati quel giorno possa aver avuto cause sia in Spagna che in Italia. Ritengo che l’instabilità politica spagnola, da un lato, e le promesse di Berlusconi, dall’altro, abbiano avuto un ruolo importante. Tuttavia, al momento, non do molta importanza a tutto questo. Bisognerà vedere se si consoliderà o meno un clima di sfiducia negli operatori economici.
Perché, secondo lei, i mercati sono così sensibili a quello che succede in Spagna e in Italia e non in altri paesi europei?
Penso che questo abbia a che fare con la miopia degli operatori. O, se preferisce, con il loro semplicismo. Perché, in realtà, in un mercato unico come quello europeo le influenze sull’economia provengono da tutte le parti. Keynes era solito ricordare la natura gregaria degli operatori finanziari e il loro allineamento verso quella come percepivano come opinione dominante. Quello che stiamo vedendo in questa crisi è qualcosa di simile.
C’è il rischio che le riforme iniziate da Rajoy possano essere cancellate in caso di elezioni anticipate e vittoria del Psoe?
Non credo proprio che ci saranno le elezioni anticipate, quindi non credo che le riforme intraprese dal governo Rajoy possano essere cancellate.
Ma se si dovesse tornare al voto, che conseguenze ci potrebbero essere per lo spread e la Borsa?
Non sono un indovino, per cui non saprei dire cosa potrebbe accadere. Tuttavia, credo che le fondamenta della ripresa ci siano (equilibrio dei conti con l’estero, riduzione del costo del lavoro per le imprese e ritorno agli utili, risanamento del settore bancario, riforma del mercato del lavoro, avvio di un percorso chiaro di consolidamento fiscale). Con queste premesse vedremo, sicuramente già quest’anno, un ritorno alla crescita del Pil, a cui seguirà quello dell’occupazione. Se le cose stanno così, è ragionevole pensare che la Borsa farà segnare un rialzo corrispondente all’aumento del valore delle aziende.
(Lorenzo Torrisi)