A Rivoli uno studente è morto travolto dal crollo della scuola. È grande il dolore che colpisce di fronte ad un evento così tragico in un luogo che è per la vita e nel quale tutto dovrebbe essere fatto per garantire la sicurezza. Un dolore che sta di fronte a quello studente con la forza della domanda, del grido a Dio perché gli doni la pace, perché conforti i famigliari e perché sostenga il coraggio della vita.
Questa tragedia chiama ad una responsabilità più grande, alla responsabilità di mettere al centro della scuola la vita ed il suo senso, fino a far di tutto perché siano garantite le condizioni di sicurezza che sono dovute ad ogni scuola. Dalle statistiche fatte, sembra che queste condizioni di sicurezza manchino in sei scuole su dieci, il che è di una estrema gravità, segno di un degrado che una società civile non può accettare.
Di fronte ad un dramma così grave e alla questione delicata che evidenzia, perché non deve più accadere che un giovane muoia a scuola per mancanza di sicurezza, c’è anche chi ha voluto fare dello sciacallaggio, come la CGIL, che ha denunciato il governo e con esso il ministro Gelmini affermando che «anziché ridurre le risorse stanziate per la scuola italiana bisognerebbe invertire la tendenza e tornare a investire quanto necessario per rendere possibile la modernizzazione degli edifici scolastici». E così si è rilanciata su un dramma la protesta, quando i signori della CGIL dovrebbero per amore del vero riconoscere che il decreto da loro contestato prevede che «a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, al piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, formulato ai sensi dell’articolo 80, comma 21, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, è destinato un importo non inferiore al 5 per cento delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche in cui il piano stesso è ricompresso».
Che tristezza quando per insistere nella propria lotta ideologica non si guarda in faccia il dramma di una morte e si nega contro ogni evidenza la realtà!
(Gianni Mereghetti)