L’attenzione è massima contro l’allarme terrorismo, si moltiplicano i campanelli d’allarme per l’Italia. Riflettori accesi sulla rotta balcanica, che in queste ore rappresenta la principale preoccupazione dei Servizi di intelligence. Come evidenziato da Libero, oltre a rappresentare flussi di immigrati regolari, le rotte balcaniche sono il territorio di rientro di foreign fighters, ossia i musulmani di seconda o terza generazione che, nati in Europa, sono andati a combattere con i jihadisti in Medio Oriente e che ora tornano nei Paesi di nascita. L’allerta arriva direttamente dai report riservati che quotidianamente arrivano sul tavolo del premier Meloni e dell’autorità delegato. Ma non solo: l’allarme arriva anche dal direttore dell’Aise Giovanni Caravelli, ieri in audizione al Copasir
“In arrivo jihadisti sulla rotta balcanica”
Nella riunione secretata si è parlato di molti temi, ma il principale riguarda l’arrivo di jihadisti sulla rotta balcanica. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha confermato che sta aumentando il numero di combattenti della Jihad di ritorno dai teatri di guerra del Medio Oriente. Personaggi che “costituiscono una minaccia per la sicurezza nazionale” secondo il titolare del Viminale. Piantedosi ha spiegato che “il conflitto siriano aveva evidenziato e confermato un elevato livello del rischio, con la partenza per i territori bellici di numerosi foreign fighters, soprattutto da Kosovo, Bosnia Erzegovina, Macedonia del Nord e, in misura minore, Albania”. In numeri, parliamo di 1.000 combattenti di origine o provenienza balcanica, a suo tempo partiti per i teatri siriano e iracheno, e di circa 400 già rientrati nei territori dei Balcani. I rischi sono moltiplicati in seguito allo scoppio della guerra tra Israele e Hamas: “Le informazioni disponibili evidenziano che la quasi totalità dei migranti che attraversano il conflitto italo-sloveno ha precedentemente fatto ingresso in Croazia via terra”.