Tra i più illustri – per non dire il più illustre, essendo l’unico ad aver ricevuto il ‘Nobel‘ per gli studi idrici conferito dall’Accademia di Stoccolma – scienziati italiani che si sono dedicati al tema dell’acqua, Andrea Rinaldo oggi è intenzionato a far capire alle persone quanto importanti siano le risorse idriche che talvolta (per non dire sempre) sfruttiamo pensando che siano del tutto illimitate: per farlo ha scelto le pagine del Corriere della Sera, partendo dalla costatazione – di per sé già indicativa – che se oggi il consumo d’acqua pro capite in Italia è di “260 litri al giorno” al contempo nell’Africa subsahariana un’intera famiglia si deve accontentare di “25 litri”; chiaro segnale che “urge un ripensamento”.
Complessivamente secondo Rinaldo tutti gli scenari futuri sul tema idrico – almeno, quelli ipotizzabili se le cose non cambiassero radicalmente da un momento all’altro – sono “uno peggio dell’altro” e senza mezzi termini o giri di parole precisa che il problema principale non sono tanto gli sprechi idrici sistemici, quando l’uso che ne facciamo, chiedendo – ovviamente in modo retorico – se ci sia mai fermati a pensare “quanta acqua richiede l’intelligenza artificiale“; il tutto denotando che chiaramente in un sistema nel quale “l’80 per cento della ricchezza è concentrato nelle mani del 20 per cento della popolazione” non ci si può aspettare che la soluzione sia trovata “dall’economia”.
Andrea Rinaldo: “L’acqua del mare continuerà a salire nei prossimi anni e tra 60 anni sarà quasi un metro più alta”
Ad aggravare il già enorme problema dell’acqua secondo Rinaldo ovviamente c’è anche il non trascurabile tema della “concentrazione del gas serra” in atmosfera e del repentino “aumento delle temperature” che sono i fenomeni all’origine – per via del fatto che ogni grado aggiuntivo nella temperatura “significa un 7-8% in più di acqua che l’atmosfera trattiene” – dei sempre più frequenti “nubifragi”; mentre dal conto suo è praticamente impossibile trasformare la nostra intera società in una ‘carbon friendly’ perché anche se l’occidente dovesse farcela, al contempo non riuscirà a convincere “1 miliardo di indiani [a non usare] il condizionatore”, con l’unica alternativa che sarà quella di “adattarci“.
Un aspetto certo sull’emergenza idrica è che – spiega ancora Rinaldo – è che secondo le proiezioni “fra 60 anni (..) avremo all’incirca 70-80 centimetri in più di livello delle acque” con l’effetto immediatamente più visibile sulla città di Venezia che dovrà fare i conti o con “la morte dell’ecosistema lagunare” per via dell’uso costante del Mose, oppure con allagamenti continui; il tutto fermo restando che a causa al sale che “resta nella struttura muraria” quasi certamente la laguna veneziana “non sprofonderà alla maniera di Atlantide [ma] marcirà“.