Dopo il precedente – ci torneremo tra un attimo – messo in scena da attivisti e residenti dei Quartieri Spagnoli di Napoli, adesso anche la famosissima via dei presepi di San Gregorio Armeno si è unita alla battaglia contro le riprese di Gomorra in corso in questo periodo nella città partenopea: una protesta – per ora – tranquilla e quasi silenziosa, fatta di striscioni e dichiarazioni nelle quali si denota l’impatto negativo che la serie tv (Gomorra, ma certamente non solo) ha avuto sull’immagine nazionale ed internazionale della città di Napoli, dipingendola come capitale del crimine e terra di sola camorra e mafia.
Partendo proprio dal già citato precedente, le proteste contro le riprese di Gomorra erano partite qualche giorno fa dai Quartieri Spagnoli di Napoli con l’associazione Neoborbonici che aveva apposto alcuni striscioni che recitavano – tra le altre cose – “Speculative riprese, imperdonabili offese”: il presidente dell’associazione Gennaro De Crescenzo ai media aveva denunciato lo sfruttamento della città per mettere in scena una “narrazione che continua a danneggiarne l’immagine, alimentando stereotipi pericolosi” e lontani dalla realtà napoletana che è ben distante da “criminalità e degrado”.
La protesta di San Gregorio Armeno contro le riprese di Gomorra a Napoli: “Ingiusto mostrare solo violenza e degrado”
Dai Quartieri Spagnoli – poi – la protesta si è estesa anche fino alla centralissima e famosissima via dei presepi con l’associazione Le botteghe di San Gregorio Armeno che ha apposto il suo striscione con scritto “Gomorra napolesi in tv, Napoli dell’arte non vi sopporta più“, opponendosi di fatto alla registrazione del prequel della famosissima serie tv che dovrebbe raccontare l’infanzia e l’avvio della vita criminale dell’ex boss Pietro Savastano, già protagonista delle altre stagioni.
Da San Gregorio Armano a mettere nero su bianco la protesta è proprio il presidente dell’associazione dei bottegai Vincenzo Capuano che non sopporta più l’idea di vedere la sua Napoli di “cultura, arte e artigianato” trasformata in fittizi “scenari di violenza e degrado” veicolando in tutto il mondo “un’immagine che non ci appartiene” e che finisce per danneggiare l’intera città e per allontanare dei potenziali turisti dall’estero.