Come volevasi dimostrare. Qualche lettore di buona memoria ricorderà che già tre mesi fa (commentando la decisione della Corte Costituzionale romena di annullare il primo turno delle elezioni presidenziali che aveva visto vincitore Calin Georgescu, reo di “filo-putismo”) avevo facilmente previsto che in qualche modo sarebbe stato fermato prima di potersi ricandidare e così è stato.
Georgescu è stato infatti fermato ieri dalla polizia per essere interrogato e i pubblici ministeri hanno emesso un mandato di arresto nei suoi confronti con l’accusa di “aver istigato azioni contro l’ordine costituzionale”, il che, francamente, non vuol dire assolutamente nulla.
Nel frattempo si sarebbero svolte 47 perquisizioni, con l’arresto di alcuni suoi stretti collaboratori mentre, come da copione, la Tv filo-governativa Nexta ha mostrato mazzette di banconote che sarebbero state trovate nelle abitazioni di alcuni collaboratori di Georgescu con il commento che “le forze dell’ordine hanno trovato 10 milioni di dollari in contanti e biglietti aerei per Mosca in una cassaforte sotterranea nella casa della guardia del corpo di Georgescu”.
Fatti che sembrano francamente assurdi, mentre nel concreto la Corte Costituzionale (di elezione tutta politica), dopo aver sospeso il processo di voto, lo ha poi completamente azzerato, fissando nuove elezioni per maggio ed obbligando quindi tutti i candidati a ripresentare la candidatura, cosa che non sarà facile per Georgescu se resterà in cella.
Sembra tutto davvero incredibile, eppure siamo in Romania, un Paese della UE nel quale in occasione delle elezioni annullate hanno votato largamente per Georgescu anche i romeni all’estero, dove un condizionamento di Putin appariva assai poco probabile.
Nel frattempo è restato in carica il presidente uscente Klaus Werner Iohannis, che ha rinominato premier proprio Marcel Ciolacu (clamorosamente sconfitto a novembre). Un presidente – Iohannis – che si è però dimesso il 12 febbraio, ma solo perché il parlamento stava per votare il suo impeachment.
Cronache folli di un Paese che corre verso la guerra civile, mentre Bruxelles guarda imbarazzata dall’altra parte. C’è una sola grande novità che potrebbe incidere sul quadro generale, ovvero che questa volta gli USA (che in Romania stanno realizzando la più grande base NATO del continente) hanno espresso il loro fastidio per come viene gestita questa vicenda: ne ha parlato anche il vicepresidente americano JD Vance incontrando i vertici europei a Monaco e questo potrebbe cambiare presto i termini dello scenario.
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