È stato decisamente un fallimento il recente Consiglio europeo del 20 marzo sul tema della difesa comune. Infatti, dopo tanto parlare di una spesa finanziata con debito comune e di una difesa comune vera e propria, nelle conclusioni della seduta non vi è nulla. Si resta ancorati ai vecchi principi per cui la difesa europea, quando verrà in essere, avrà un carattere complementare alla NATO e, per gli Stati che ne sono membri, questa resta il fondamento della loro difesa collettiva.
A ciò si aggiunga un cenno al carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri, e ciò significa che sul tema gli Stati membri possono fare come meglio credono e secondo i loro interessi.
Nulla di concreto sulla difesa comune, ma neppure sul coordinamento tra gli Stati membri, sulla politica industriale della difesa, sullo sviluppo di piani strategici comuni o di qualche cosa che possa rassicurare i cittadini europei che le istituzioni europee e gli Stati membri stiano pensando alla loro difesa. In sostanza, la difesa resta una prerogativa degli Stati membri.
Dov’è il punto di distinzione con gli Stati Uniti di Trump? Dove quello con la Russia di Putin?
Si ha l’impressione che stia di nuovo svanendo un momento magico dell’integrazione europea.
È inutile continuare ad insistere sull’integrazione dei mercati dei capitali e sulle regolazioni del mercato interno, sui meccanismi solidaristici affidati a strumenti intergovernativi come il MES, su presunti piani sulla competitività, con studi commissionati ad eminenti figure come Mario Draghi, su libri bianchi che impiegano decenni per tradursi in realtà concrete.
Se passa questo momento, come sembra che stia passando, l’Unione Europea finirà con il confermare la sua debolezza politica, la sua mancanza di efficacia sulla scena internazionale, la sua inconsistenza di partner o di controparte nelle confrontazioni internazionali.
In un mondo nel quale gli Stati, in quanto tali, stanno scomparendo, per dare luogo, in virtù del governo dei grandi spazi, agli imperi che coprono il mondo intero, se l’Europa non diventa essa stessa un impero e rimane un contenitore di Stati, è destinata a morire per mano di chi comanda gli imperi vicini e quelli lontani. E già i primi segnali si vedono: l’Ungheria di Orbán vota ripetutamente contro la tenue linea politica estera; il nostro governo attenua la sua posizione a favore dell’Ucraina per non scontentare l’attuale inquilino della Casa Bianca.
A nessuno viene in mente di agire realmente come un leader di una grande potenza mondiale.
Questo significa che una buona parte dei leader europei già appartiene ad un’altra area di influenza, che si muove come la quinta colonna di un impero straniero dentro l’Unione Europea e per questo sicuramente riceverà nel prossimo futuro delle compensazioni: da Occidente o da Oriente.
Restano i movimenti un po’ scomposti di Francia e Gran Bretagna, che vorrebbero andare ad occupare l’Ucraina per essere sicure di poter avere un po’ di terre rare e parecchi contratti per la ricostruzione di quel Paese, e su ciò sono in corso le trattative sotterranee con Trump e quasi sicuramente anche con Putin, mentre la Polonia e gli Stati baltici stanno saggiando come la prossima tregua possa vederli collocati.
L’unico Stato europeo che ha fatto una scelta chiara sembra essere la Germania per mano del prossimo cancelliere, Friedrich Merz, il quale, come uomo dell’alta finanza, ha da subito compreso che bisognava modificare la Costituzione e togliere di mezzo quell’imbarazzante Schuldenbremse (freno al debito) introdotto nel 2006, i cui effetti sull’economia tedesca sono stati disastrosi. Fatto ciò, ancor prima di entrare nella Cancelleria di Berlino, il suo progetto è di investire una montagna di denaro, ben 1.500 miliardi di euro, in infrastrutture e difesa.
C’è da credere che se i tedeschi parlano di questo, lo faranno. E allora qual è l’obiettivo?
Ogni volta che la Germania si è armata per l’Europa sono stati dolori e problemi e anche questa volta non sarebbe affatto diverso. Se è vero che, prima della crisi economica, della pandemia, della crisi energetica e della guerra in Ucraina la Germania era la “locomotiva d’Europa”, è da chiedersi cosa voglia fare con i prossimi investimenti.
Certamente, non la guerra alla Russia o agli Stati Uniti, per creare il dominio immaginato da Philip K. Dick (La svastica sul sole, L’uomo nell’alto castello); ma può benissimo ambire a diventare la padrona dell’Europa, a costruire un suo impero europeo, un vero e proprio Reich tedesco (sarebbe il quarto), e potete stare tranquilli che nella “Mitteleuropa” ciò potrebbe risultare gradito a molti Stati.
Quanto a noi e alla nostra Italia, bisognerà decidere – come nei tempi andati – di chi essere vassalli. In fondo, se ci si pensa e si riflette sulle sconsiderate dichiarazioni di questi giorni da parte dei vari personaggi della nostra scena politica, l’animata discussione è solo su questo.
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