Nella puntata di questa sera – l’ultima per questa stagione televisiva – del programma ‘Le Iene Show‘ andrà in onda il servizio dell’inviato in giacca e cravatta Nicolò De Devitiis che nei giorni scorsi ha trascorso 48 ore con il rapper Shiva – all’anno Andrea Arrigoni – recentemente tornato in condizione di (semi) libertà dopo la condanna relativa alla sparatoria del 2023 nella quale ferì gravemente il 25enne Alessandro Maria Rossi e il 30enne Walter Pugliesi che avevano provato a tendergli un agguato: 48 ore importanti nelle quali Shiva è tornato a fare tutte quelle piccole attività che era stato costretto ad abbandonare per la vita carceraria dopo l’arresto nell’ottobre dello stesso 2023.
Partendo proprio da qui – poi arriveremo anche alla nuova pena e alle promesse del nuovamente libero Shiva -, durante le 48 ore le anticipazioni sul programma ‘Le Iene Show’ ci parlano di un iniziale festeggiamento tra il rapper e l’inviato della trasmissione, seguite dalla normalità di una vita in cui può tornare finalmente al cinema e – forse soprattutto – ad esibirsi sui palchi italiani; mentre il giorno successivo sarà dedicato alla visita del luogo clou della sparatoria, ovvero lo studio di registrazione del rapper a Settimo Milanese, il tutto condito da immagini delle ore successive alla detenzione trascorsa ai domiciliari della nuova quotidianità domestica con il neonato figlio del cantante.
La nuova vita di Shiva: la riduzione della pena e le promesse sul futuro del rapper
Al di là del servizio di ‘Le Iene Show’, è importante ricordare che Shiva venne arrestato nel 2023 e condannato – con i suoi legali che avevano puntato sulla tesi della legittima difesa chiedendo come ipotesi di reato quella di lesioni – per la sparatoria a sei anni e sei mesi di detenzione con l’accusa di tentato omicidio, porto abusivo di armi da fuoco e ricettazione della pistola usata per ferire i due ‘avversari’ e che non è mai stata ritrovata dagli inquirenti, da trascorrere ai domiciliari: una pena stravolta in appello tra la riduzione a 4 anni e 7 mesi e la revoca dei domiciliari, sostituiti dall’obbligo di presentazione e firma.
Già nel secondo processo – ed ora resta da capire se ci sarà anche un appello in Cassazione – Shiva sostenne di essersi pentito per la sua condotta, dicendosi “una persona diversa, molto più responsabile” e che disposta a cambiare rotta soprattutto in virtù della contemporanea nascita del figlio, dedicando tutte le sue attenzioni alla musica nella quale ora vuole riversare “messaggi ed esempi più sani” lontani da quelli che l’hanno portato ad impugnare una pistola per una futile rivalità musicale.