Alla redazione del Financial Times devono aver distribuito la pillola rossa di Matrix. Un’overdose di realtà, una discesa da esperti minatori della Ruhr nella tana del Bianconiglio. Che dovrebbe farci riflettere.
Cosa ci diceva, infatti, il quotidiano della City nella sua edizione di ieri, oltre a certificare la corsa all’oro fisico delle Banche centrali in atto proprio nella capitale britannica e nel suo casinò aureo Otc, stante una fuga di lingotti da 82 miliardi di controvalore in direzione New York?
Che l’Europa tanto indignata per le prime mosse dell’Amministrazione Trump e addirittura oltraggiata dalla boutade sulla Groenlandia starebbe invece segretamente sperando che la diplomazia di Washington metta attorno a un tavolo Mosca e Kiev al più presto possibile. La ragione? Bruxelles non ha più spazio fisico per calciare in avanti il barattolo della panzana sulla supposta indipendenza energetica dalla Russia. Al prossimo tiro, la lattina rischia di tornare indietro tipo boomerang. In faccia. E allora starebbe valutando di inserire la possibilità di proseguire gli acquisti e le forniture di gas e Lng russo come parte del compromesso per giungere a una pace in Ucraina.
Piccolo particolare, tanto per dimostrare come Bruxelles sia pianeta remoto dove si continua a ingurgitare la pillola blu: Donald Trump ha già detto chiaro e tondo a mezzo mondo che deve comprare Lng statunitense. Altrimenti, sanzioni. D’altronde, una risanata Ursula von der Leyen (i legittimi impedimenti per saltare udienze di processi scomodi passavano ai raggi X della stampa italiana solo per Silvio Berlusconi, certe polmoniti a orologeria a quanto pare no) ha appena dichiarato che sul Green Deal l’Europa andrà avanti imperterrita per la sua strada. Senza ripensamenti, né passi indietro. Insomma, si corre leggiadri verso il baratro?
Baggianate. Non a caso, in contemporanea con la diffusione stampa di questa spacconata, arrivava la conferma della nomina a Chief Diplomatic Adviser – primo Consigliere diplomatico – della presidente della Commissione Ue di Elisabetta Belloni, l’ex direttrice del Dis, ruolo che ha abbandonato solo due settimane fa. Apparentemente per contrasti divenuti insanabili sul caso Cecilia Sala. Insomma, a capo di Idea, il servizio di consulenza della Commissione, arriva l’ex capo dei Servizi italiani. Ambientino niente male. E che certe dinamiche con la Russia le conosce bene. Casualmente, a poche ore dall’attacco senza precedenti del ministro degli Esteri di Mosca, Serghei Lavrov, proprio contro l’Italia. A detta del diplomatico, infatti, l’atteggiamento ostile di Roma verso Mosca ci escluderà da ogni tavolo di pace. Dove si dovrebbe discutere anche di gas. Ciliegina sulla torta, il pasticciaccio brutto dell’avviso di garanzia a Giorgia Meloni e alcuni ministri per l’affaire Almasri.
Tira aria pesante. Meglio coprirsi. E tenere la testa bassa. E in tal senso, attenzione a un’altra notizia emersa l’altro giorno e riportata in Italia solo da Radiocor, l’agenza di news del Sole 24 Ore. L’operatore di Borsa europeo Euronext, sede in Olanda e cuore a Parigi, ha annunciato di aver firmato un accordo vincolante per acquisire dal Nasdaq le attività di futures sull’energia delle regioni del Nord Europa. Guarda caso, quelle maggiormente esposte alla narrativa della minaccia russa. Quelle a maggior coinvolgimento Nato. Quelle già colpite dall’attacco a Nord Stream prima e ai vari cavi di comunicazione via fibra subacquei poi. Quelle che pochi giorni fa hanno visto Emmanuel Macron proporre all’omologo danese il dispiegamento di truppe francesi in Groenlandia come deterrenza alle minacce di annessione di Donald Trump. Insomma, materia che scotta.
E cosa prevederebbe l’accordo transatlantico di cessione? Trasferimento delle posizioni aperte esistenti nei derivati energetici nordici del Nasdaq – attualmente detenute presso Nasdaq Clearing – a Euronext Clearing. La negoziazione dei futures sull’energia sarà quindi gestita da Euronext Amsterdam e utilizzerà come camera di compensazione Euronext Clearing. In compenso, Nasdaq proseguirà nella gestione della sua attività nel Vecchio continente tramite European Markets Services e la sua clearing house.
A detta di Camille Beudin, responsabile di Euronext per i servizi diversificati, questa operazione pone le basi per offrire un mercato duraturo e liquido di futures sull’energia per la Regione nordica e baltica. L’acquisizione dei futures sull’energia nordica di Nasdaq rappresenta un’importante accelerazione per le nostre ambizioni sui futures energetici e posiziona Euronext come un attore leader nel trading e nella copertura del rischio energetico in Europa. Tutto e subito? No. Euronext e Nasdaq hanno infatti reso noto di voler collaborare strettamente per garantire una transizione senza problemi nella prima metà del 2026.
Comunque sia, un’indicazione chiara. Decisamente un’ulteriore conferma di come l’energia sarà la prossima frontiera europea, nonostante le promesse di coerenza autolesionista di Ursula von der Leyen sul Green Deal e sulle fonti alternative e sostenibili (non certo per l’economia europea). Da un lato, si cercherebbe una sponda di riavvicinamento alla Russia, dall’altro si punta a controllare il mercato dell’energia di carta del Nord Europa. Lavori in corso. Lavori che potrebbero sancire la direzione dei prossimi 20 anni. Almeno. E tutto con la ex capo dei Servizi segreti italiani in veste di consigliere speciale della Commissione europea, dopo un addio a Roma alquanto misterioso e un ex commissario al Mercato interno volato alla corte di Bank of America, alla faccia dei due anni di attesa fra un incarico pubblico a Bruxelles e uno (strapagato) nel settore privato.
Una pillola rossa anche per i media italiani sarebbe decisamente consigliabile. Perché sotto il pelo dell’acqua della diplomazia europea stanno muovendosi iceberg che è meglio localizzare in tempo.
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