Dopo aver più volte insistito sull’importanza della spesa per la Difesa – esortando gli alleati NATO a portarla ad almeno il 5% del Pil, ma al contempo fissando come obiettivo statunitense il 3% – il presidente USA Donald Trump sembra essere al lavoro su un piano piuttosto ampio di tagli al budget attualmente destinato al Pentagono che – di fatto – è l’organismo centrale che coordina la politica militare negli USA: l’indiscrezione è stata lanciata dal Washington Post che avrebbe avuto modo di mettere mano ad un documento diramato dal segretario alla Difesa del governo Trump – Peter Hegseth – agli alti vertici del Pentagono e delle forze armate.
Partendo dal principio, è bene ricordare – da un lato – che fin dal suo insediamento Trump grazie al supporto dell’ufficio DOGE guidato dal miliardario Elon Musk ha dato il via ad un’ampia serie di tagli al budget federale per limitare gli sprechi; mentre – dall’alto lato – che attualmente il budget del Pentagono è pari a circa 850 miliardi di dollari, rappresentando la voce del bilancio federale che prevede maggiori stanziamenti annuali ai sensi della volontà di tutti gli ultimi presidenti statunitensi (incluso il tycoon al suo primo mandato) di mantenere alto il potere deterrente degli USA a fronte di – ipotetici – nemici come la Cina e la Russia.
Trump ordine di tagliare la spesa per la Difesa: incluse tra le voci sacrificabili anche le operazioni in Europa
Complessivamente, il memo del segretario dalla Difesa di Trump – che va interpretato come un ordine esecutivo da attuare al più presto – prevede che i vertici del Pentagono sviluppino piani fini a tagliare l’8% dell’attuale spesa all’anno per ognuno dei prossimi 5 anni; il tutto unitamente ad un diffuso piano di licenziamenti che dovette tagliare circa il 10% della forza lavoro civile (qualcosa come 4mila persone) lasciando intatta la forza operativa, quella strettamente militare e quella manageriale.
Unitamente all’ordine di tagliare il bilancio e la forza lavoro, lo stesso presidente Trump ha inviato anche un documento nel quale elenca 17 voci sulle quali non dovranno essere previste riduzioni economiche che includono – tra le altre cose – le operazioni al confine con il Messico, gli arsenali nucleari e missilistici, l’acquisto e la produzione di nuovi armamenti (soprattutto sottomarini, droni, munizioni e navi) e l’ammodernamento della forza armata.
Mentre infine è interessante notare – soprattutto perché ci tocca in prima persona – che pur includendo tra le voci che Trump intende preservare dai tagli le operazioni del Comando indo-pacifico e quelle del Comando settentrionale (che riguarda le operazioni interne negli USA), lo stesso trattamento non viene riservato al Comando europeo, a quello mediorientale e a quello africano con un’operazione che – sopratutto in UE – è destinata a destare non poche critiche.